sabato 21 gennaio 2017

La Badia di Cava su TV2000

Andrà in onda domenica 22 Gennaio 2017 a partire dalle ore 13.45 sull’emittente nazionale TV2000 (Canale 28 del digitale terrestre) il documentario “Una Biblioteca, un Libro” dedicato interamente all’Abbazia Benedettina della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni.
Il progetto è stato promosso dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti culturali del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo e gode del Patrocinio del Ministro.
Per chi non conoscesse la biblioteca dell’Abbazia Benedettina di Cava, ella sorge fin dagl’inizi del monastero (sec. XI) per la necessità di fornire libri ai monaci, come prevede la Regola di S. Benedetto. Difatti, gode di 65 codici membranacei, 100 manoscritti cartacei, 120 incunaboli, oltre 5000 edizioni dei sec. XVI-XVIII. Inoltre, la biblioteca possiede 15.000 pergamene ritenute tra le più importanti fonti per lo studio del Medioevo meridionale, mentre le opere a stampa sono circa 80.000. Tra i codici più famosi si segnalano: la Bibbia visigotica del sec. IX, il Codex legum Langobardorum del sec. XI, le Etymologiae di Isidoro del sec. VIII, il De Temporibus di Beda del sec. XI, il De septem sigillis di Benedetto da Bari del sec. XII. Oltre alla Biblioteca come luogo di conservazione, a Cava ci fu anche uno Scriptorium, nel quale si scrivevano libri necessari per la formazione dei monaci di Cava e dei numerosi monasteri.

venerdì 20 gennaio 2017

Chiamata pubblica per l'Inferno di Dante

Sabato 21 gennaio 2017 alle ore 17,00 al Teatro Rasi di Ravenna si terrà il primo incontro operativo per tutti coloro che desiderano partecipare a Inferno del Teatro delle Albe.
In occasione di Inferno, prima parte del progetto La Divina Commedia: 2017-2021 di Marco Martinelli e Ermanna Montanari (commissionato da Ravenna Festival e che sarà in scena nel programma del Festival dal 25 maggio al 2 luglio 2017), Ravenna Teatro/Teatro delle Albe invita tutti i cittadini, senza limiti di numero, lingua o preparazione specifica, a partecipare alla realizzazione della messa in scena facendo parte del coro o di altre attività (scene, costumi, tecnica, ecc.).
Al momento gli iscritti alla chiamata pubblica sono 120 e quello di sabato 21 sarà il primo incontro operativo per tutti loro nonché per chi voglia iscriversi (c’è tempo fino ad aprile). Negli ultimi due mesi lo staff delle Albe ha incontrato a Ravenna al fine di illustrare il progetto tutti i dirigenti scolastici, gli assessori, le circoscrizioni comunali i docenti e i ragazzi della non-scuola (che si aggregheranno alla chiamata pubblica in un secondo tempo), alcune associazioni e cooperative che lavorano con i migranti, le associazioni ricreative e sociali del territorio, le compagnie dialettali e di teatro amatoriale.
Gli incontri comunque non finiscono qui, e oltre a quelli dell’immediato futuro con associazioni di commercianti, artigiani, albergatori, ne sono in programma molti altri. «La chiave prima con cui tradurremo in termini scenici il “trasumanar” dantesco – spiegano Martinelli e Montanari – è pensare l’opera in termini di sacra rappresentazione medievale». Nell’epoca di Dante, non si costruiscono edifici teatrali ma tutta la città è già un palcoscenico, dalle chiese alle piazze: e nei “misteri” i giullari professionisti vengono affiancati da centinaia di cittadini in veste di “figuranti”, mentre altri cittadini pensano a costruire le scene, i costumi, le luci. È l’invito che fa Ravenna Teatro a tutta la cittadinanza a partecipare alla costruzione di questo spettacolo che debutterà all’interno del Ravenna Festival 2017. È una città intera che può rispondere a questo invito di “farsi luogo”, farsi comunità, nell’epoca dei non-luoghi e della frantumazione del senso comunitario. Tutti, senza limiti di numero, età, lingua o preparazione specifica, di residenza o nazionalità.
La chiamata è un grande “laboratorio” che vedrà i cittadini volontari impegnati con mansioni e livelli diversi di partecipazione alla creazione: canto, danza e movimento, recitazione corale, costruzione di scene e costumi, arti visive. Tutto questo avverrà sotto la direzione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, degli attori del Teatro delle Albe, di altri “maestri” come Edoardo Sanchi (scene), Paola Giorgi (costumi) e Luigi Ceccarelli (musiche). Il gruppo di lavoro si troverà il 21 gennaio e il 2 marzo al teatro Rasi, per poi ritrovarsi da metà aprile quando inizieranno le prove che porteranno al debutto del 25 maggio. Ognuno parteciperà con i tempi che potrà.
Per iscriversi alla chiamata è sufficiente farci pervenire una mail all'indirizzo cantieredante@ravennateatro.com con questi dati: nome cognome, luogo e data di nascita, C.F., indirizzo, telefono, una mail che si consulta abitualmente e “ti proponi per…?” indicando se volete far parte del “coro” attoriale oppure se avete altre competenze potete indicare per esempio “sarta” o “tecnico” o "organizzatore".
L'organizzazione è a cura di Ravenna Teatro. Per informazioni su come partecipare al Cantiere Dante: tel. 0544 36239, cantieredante@ravennateatro.com, www.ravennateatro.com. La sede di Ravenna Teatro è il teatro Rasi in via di Roma 39 a Ravenna, uffici aperti al pubblico da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

lunedì 16 gennaio 2017

Rai Storia e Sant'Ambrogio

La facciata e i due campanili
E’ la Milano del periodo tardo-antico, capitale dell'Impero Romano, che svolse un importantissimo ruolo politico e culturale, essendo la principale città europea. Al centro delle iniziative dei più influenti imperatori - da Costantino a Teodosio - Milano fu anche un baluardo contro le invasioni barbariche. In questo contesto s’inserì il giovane Ambrogio, che svolse con il mandato imperiale una determinante azione politica mirata a rafforzare le istituzioni. Storie raccontate da “La croce e la spada”, la serie di Rai Cultura in onda lunedì 16 gennaio 2017 alle 21.10 su Rai Storia.
Ambrogio era nato a Treviri, in Germania, da una nobile famiglia romana della Gens Aurelia. Quando suo padre, governatore delle Gallie e funzionario imperiale, morì, Ambrogio si recò a Roma con la sorella Marcellina e la madre. Proseguì gli studi per la carriera legale ottenendo molti successi come avvocato, finché l’imperatore Valentiniano lo nominò governatore, con residenza a Milano. Rimase in carica per quattro anni, dimostrando di essere al di sopra delle parti e dei partiti, con l’occhio rivolto al bene di tutta la popolazione. Un atteggiamento che gli valse non solo la stima, ma addirittura l’affetto sincero dei più poveri. Ambrogio assunse lo stesso atteggiamento quando fu nominato vescovo. Donò le sue ricchezze ai poveri e le sue terre alla Chiesa, tenendone per sé una piccola parte. Ogni giorno diceva la Messa per i suoi fedeli dedicandosi poi al loro servizio per ascoltarli, consigliarli e difenderli contro i soprusi dei ricchi. Tutti potevano parlargli, in qualsiasi momento. E proprio per i suoi fedeli Ambrogio lavorò, studiò, rischiò la vita, predicò, viaggiò e scrisse libri fino alla fine. Morì il 4 aprile, all’alba del Sabato Santo, quando correva l’anno 397.
La cripta con i corpi dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso
Le sue spoglie riposano nella basilica milanese che porta il suo nome, accolte nella cripta che lui stesso volle costruire per ospitare i corpi di San Gervaso e San Protaso. La Basilica fu edificata tra il 379 e il 386 in una zona di sepoltura dei cristiani martirizzati. Per questo venne chiamata Basilica Martyrum. Da quando vi fu sepolto Sant'Ambrogio cambiò nome, assumendo quello attuale. Un importante riferimento a Sant'Ambrogio è presente anche nel Duomo di Milano. L'ultima campata dell'edificio ospita infatti l'Altare di Sant'Ambrogio, con la pala secentesca del pittore urbinate Federico Barocci, che raffigura l'imperatore Teodosio inginocchiato di fronte a Sant'Ambrogio, con lo scettro e la corona deposti a terra. L'opera si riferisce alla penitenza che il vescovo di Milano impose all'imperatore per aver ordinato un massacro tra la popolazione di Tessalonica. L'episodio, frequentemente rappresentato, era inteso come metafora della subordinazione del potere imperiale a quello papale e conferma l'importanza che Ambrogio ha rivestito non solo al suo tempo ma anche durante i secoli successivi nella storia di Milano.

domenica 15 gennaio 2017

"Il Gobbo di Notre Dame" a Montalto di Castro (VT)

La Compagnia della Rupe presenta al Teatro Lea Padovani di Montalto di Castro (VT), sabato 11 febbraio, alle ore 21:30, e domenica 12 febbraio 2017, alle ore 16:30, “Il Gobbo di Notre Dame”, uno spettacolo in cui il pubblico viene condotto in un vortice di sentimenti contrastanti ed estremi, sottolineati dalle voci uniche dei personaggi i quali sapranno dar vita all’eterno confronto tra il bene e il male, il bello e l’orrido, l’odio e l’amore, fino alle estreme conseguenza.
In una Parigi medievale, gotica e tumultuosa, che ha come sfondo la cattedrale di Notre-Dame, prende il via la tragica storia di Quasimodo, il campanaro gobbo, e del suo triste e impossibile amore per Esmeralda, la bella zingara contesa allo stesso tempo dal malvagio arcidiacono Frollo, dal poeta Gringoire  e dal nobile capitano delle guardie Febo. Quasimodo, infatti, costretto dalla sua deformità a guardare il mondo dall’alto della torre campanaria, un giorno si innamora perdutamente di Esmeralda che vede ballare e cantare sulla piazza, davanti alla cattedrale. Ma Esmeralda nello stesso momento, rimane abbagliata da Febo, il bel capitano delle guardie del Re che, nonostante sia fidanzato con Fiordaliso, una giovane e ricca borghese, non riesce a resistere alla bellezza esotica e sensuale della gitana.
Anche Frollo, da sempre dedito alla religione, rimane sconvolto dal fascino della zingara, che con la sua danza  risveglia in lui il sentimento di gelosia e quel desiderio carnale represso per anni. Per questo cerca di imprigionarla con l’inganno, scatenando così, tra le oscure vie della città, una spietata lotta contro gli zingari guidati da Clopin.
Per prenotazioni online Compagnia della Rupe.

venerdì 13 gennaio 2017

"The great wall" a febbraio 2017 nelle sale

E’ un’epopea cinese con effetti speciali da kolossal hollywooidano. “The Great wall”, la prima supercoproduzione di Cina e Stati Uniti, ha tutti gli ingredienti per diventare un block-buster globale, pronto a conquistare il gusto occidentale ma pensato anche per evitare la censura di Pechino. A dirigere il film, interamente girato in Cina, è Zhang Ymou, mentre Matt Damon è il protagonista.
“Il mio personaggio è un eroe classico come quelli rappresentati in film come Lawrence d’Arabia, Balla coi lupi o Avatar”, ha spiegato l’attore di Hollywood che nel film veste i panni di un mercenario inglese ai tempi della costruzione della Grande Muraglia, pronto a difenderla da orde di draghi assetati di sangue. Ambientato in epoca medievale, il film è un action in 3D, con scene ad alto contenuto spettacolare, la più grande produzione mai realizzata in Cina. “La muraglia era davvero enorme ed era ricoperta da un grande schermo verde. Era incredibile. Per la prima scena di battaglia c’erano oltre 500 comparse, armature, cavalli. Sembrava di essere sul set di un vecchio film della Mgm. Non avevo mai vissuto un’esperienza simile”, ha detto l’attore. Per ammissione del regista Zhang Yimou e dello stesso Matt Damon, la storia non è certo un capolavoro di sceneggiatura, ma a livello di messa in scena, non ha quasi eguali. “La prima scena di battaglia è semplicemente incredibile – ha spiegato l’attore – si avverte una sorta di gioia nelle riprese e questo è un fattore importante quando si realizza un film di intrattenimento. Non è basato su fatti storici. E’ una fantasia, un film di mostri e deve essere divertente”. In Cina il film, che è costato 135 milioni di dollari, ha incassato 64 milioni di dollari solo nel primo weekend. “The Great Wall” sarà nelle sale americane e italiane a febbraio.
 

sabato 7 gennaio 2017

Inferno Novecento in Sardegna

Viaggio tra l'immaginifico poema di Dante Alighieri e le cronache del secolo breve con “Inferno Novecento” - uno spettacolo di Federico Tiezzi (da un'idea del giovane drammaturgo Fabrizio Sinisi) che affida a un interprete poliedrico e carismatico quale Sandro Lombardi (artista di spicco della scena italiana ed europea dagli inizi con Il Carrozzone all'epopea dei Magazzini Criminali) e all'eclettico cantautore, attore e scrittore David Riondino il compito di guidare gli ascoltatori alla scoperta di insospettabili analogie tra il Medioevo e l'oggi.
L'affascinante pièce (già applaudita a Nora per il Festival La Notte dei Poeti nel 2015) ritorna nell'Isola sotto le insegne del CeDAC,  nell'ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna: dopo la prima  domenica 8 gennaio 2017 alle ore 21,00 all'Auditorium Comunale di Arzachena (dove inaugurerà la Stagione di Prosa e Musica 2016-17), sarà in scena martedì 10 gennaio alle ore 21,00 nel Padiglione Tamuli delle ex Caserme Mura di Macomer, mercoledì 11 gennaio alle ore 21,00 al Teatro Grazia Deledda di Paulilatino (per il primo appuntamento della Stagione di Prosa Musica e Danza) e infine giovedì 12 gennaio alle ore 21,00 aprirà il cartellone al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri.
“Inferno Novecento” ripercorre la storia e le storie del ventesimo secolo sulla falsariga della “Commedia” dantesca, mettendo a confronto umane passioni, vizi e virtù dell'Italia nell'età dei Comuni e degli scontri tra Guelfi e Ghibellini  evocata dal sommo poeta con le vicende travagliate degli ultimi cento anni – tra guerre e rivoluzioni, fermenti culturali e artistici e mutamenti del gusto e del costume – descritti dalle grandi firme del giornalismo.
Un'antologia in versi e in prosa –dove gli icastici endecasillabi riuniti in terzine incatenate si alternano agli articoli e i reportages nello stile incisivo ma talvolta venato di lirismo di quotidiani e riviste – per un'inedita discesa agli inferi tra le insidie e i tradimenti, le efferatezze e le gesta eroiche  del recente passato. La pièce mette a nudo attraverso liberi accostamenti e contrasti la grandezza e la caducità dei miti e delle personalità di oggi e di ieri, offrendo nuove chiavi di lettura del poema e svelandone la potenza allegorica e il significato universale in rapporto all'attualità.
Se gli sventurati amanti Paolo Malatesta e Francesca da Rimini – vinti da quell'«Amor, ch'a nullo amato amar perdona» - trovano una perfetta corrispondenza nella vicenda di Lady Diana e Dodi Al Fayed, con l'amaro epilogo di una moderna fiaba da tabloid, l'“Inferno” offre molteplici spunti ed esempi con cui interpretare il secolo appena trascorso – dalle stelle della cultura pop alle dive del cinema, fino alla (ir)resistibile ascesa di sanguinari tiranni. «Per me si va ne la città dolente,/ per me si va ne l'etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente» recita la nota iscrizione, ultimo avvertimento per l'incauto viandante che si accinge a penetrare oltre il mistero dell'aldilà per ritrovare nella simbologia del sapere filosofico e teologico medioevali una imperitura città dei morti perfettamente speculare alla sovrastante città dei vivi.
Varcata la fatale soglia inizia un cammino tra i dannati della “Commedia” e le icone del Novecento  - così il suicida Pier delle Vigne si raffronta con la splendida e infelice Marilyn Monroe e con l'eroina della rivoluzione cubana Haydée Santamaria, mentre Pier Paolo Pasolini – intellettuale e poeta - si riscopre moderno erede di Ulisse – con identica brama di sapere e analoga, tragica fine,  pagando a caro prezzo il coraggio delle proprie idee. «Li accorgimenti e le coperte vie/ io seppi tutte, e sì menai lor arte,/ ch'al fine de la terra il suono uscie» si vanta Guido da Montefeltro, valente condottiero e ancor più abile politico, e un avversario perfettamente all'altezza è Giulio Andreotti, nell'inquietante ritratto firmato da Oriana Fallaci.
Tra gli eroi in negativo – i dittatori “violenti contro gli altri” del Canto XII - spicca Saddam Hussein con la sua emblematica fine – mentre la ferocia incarnata dal Conte Ugolino e dai suoi nemici trova un'eco terribile nelle orribili gesta dell'Isis – quasi a conferma dell'assioma per cui la storia si ripete ciclicamente, con nuovi carnefici e nuove vittime. Tra le icone del pop brilla la stella di Andy Wahrol accanto a Lou Reed – nel racconto di Fernanda Pivano e il percorso tra visioni infernali e cronache recenti si compie fino al consueto «uscimmo a riveder le stelle», che si trasforma in acceso pamphlet con le purtroppo attualissime riflessioni della Fallaci ne “La rabbia e l'orgoglio”.
Le parole ispirate della poesia e le verità spesso crude della cronaca si intrecciano alla musica, in uno spettacolo volutamente essenziale, incentrato sul suono e il significato delle terzine e degli scritti giornalistici, sulle emozioni e le immagini suggerite dagli autori, in un ardito ma felice accostamento tra la lingua di Dante e lo stile di Aldo Cazzullo, Oriana Fallaci, Rossana Rossanda, Fernanda Pivano e  Giovanni Grazzini.

martedì 3 gennaio 2017

I Re Magi. La vera storia su Focus TV

Una produzione originale “I Re Magi – La Vera Storia”, in prima tv giovedì 5 gennaio 2017 su Focus TV.
Regia: Luca Trovellesi Cesana 
Produttore esecutivo: Diego Corvaro Produzione: Sydonia Production. 
La storia affascinante dei Re Magi, in un viaggio che alterna ricostruzioni di fiction a testimonianze e interviste ad esperti e studiosi della Bibbia. Nobili pellegrini, sciamani dediti al culto degli astri, sacerdoti del dio zoroastriano. Protagonisti di uno degli episodi evangelici più scarni e controversi che da sempre stimola accesi dibattiti tra scettici e religiosi e affascina le menti di scrittori di ogni epoca. Una vicenda che ha inizio nelle mitiche terre di Persia e narra di una casta sacerdotale, di stelle che annunciavano una miracolosa nascita e di tre persone che si misero in cammino per venerarlo.
Ma chi erano i Magi e da dove provenivano? Si trovavano davvero in Giudea all'epoca della nascita di Gesù? E che dire della misteriosa stella o astro che avrebbe guidato i loro passi? Qual è il confine tra realtà storica e leggenda?
Unica fonte biblica ufficiale a parlarci di loro è il Vangelo secondo Matteo. Si narra che, al loro arrivo a Gerusalemme, fecero visita a Erode, re della Giudea romana, domandando dove fosse "il Re che era nato", in quanto avevano visto sorgere la sua stella. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell'Antico Testamento, ne rimase turbato e chiese agli scribi quale fosse il luogo ove il Messia doveva nascere. Saputo che si trattava di Betlemme, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, "affinché anche lui potesse adorarlo". Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra.
L'evangelista non fornisce altre notizie. Oltre a lui, dai Vangeli apocrifi a Marco Polo, sono diversi i testi che fanno cenno ai tre nobili personaggi, identificati con Gaspare, mistico re dell'Armenia; Baldassarre, re arabo del deserto; Melchiorre, soprannome del Maharaja indiano Ram.
Attraverso fonti storiche e leggende, ipotesi verosimili e fantasiose invenzioni, ripercorriamo le tracce lasciate nella storia e nella letteratura sacra e profana, dai misteriosi “Re provenienti dall'Oriente”.